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	<title>Commenti a: Un riflessione sulle pratiche filosofiche</title>
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		<title>Di: Manuel Cecchinato</title>
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		<dc:creator>Manuel Cecchinato</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Jun 2008 14:00:45 +0000</pubDate>
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		<description>Concordo pienamente con Neri sul fatto che di questi tempi (xenofobia, fascismo strisciante, moderazione impotente delle opposizioni) sia importante tenere fermo il punto sulla vera utilità della filosofia come pratica, come apertura ad una possibilità, o più possibilità, a più strade:

-quando queste portano verso di noi l&#039;eco futuro di avvenimenti già accaduti ma mai letti nella loro verità: se è vero, e io credo lo sia come dice Agamben in un suo saggio, che il &quot;Contemporaneo è colui che riceve in pieno viso il fascio di tenebra che proviene dal suo tempo&quot;, allora sarà pur vero che la domanda filosofica sia questa stessa immersione in una oscurità che noi stessi abbiamo creato e di cui noi stessi dobbiamo cibarci attraverso la domanda, filosofica, se vogliamo vivere pienamente la vita con le sue contraddizioni e le sue soluzioni

-quando essa possa inaugurare un diverso ascolto dell&#039;uomo e del mondo

-quando essa possa riscoprire un diverso sguardo sul mondo e sull&#039;uomo

-come altro evento dotato di eventualità che fino ad oggi sono state &quot;accademicamente&quot; rimosse

-come discorso che provoca un dialogo altro rispetto agli &quot;attori&quot; del tessuto sociale che lo forma: dialogare con gli altri umilmente, in ascolto secondo una pratica che voglia dirsi e sia finalemente filosofica

-per cui, infine, sia essa una vera possibilità di dare forma nuova all&#039;ascolto che dobbiamo ad un mondo-noi, che spesso tutti danno per scontato

-per cui si possa dire che forse anche in questo ambito è percorribile una strada &quot;politica&quot; di costruzione del dialogo nello spazio della città-polis: rinnovata da rapporti diversi, per ascolti, proiezioni, confronti

soprattutto ascolti
 
Manuel Cecchinato</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Concordo pienamente con Neri sul fatto che di questi tempi (xenofobia, fascismo strisciante, moderazione impotente delle opposizioni) sia importante tenere fermo il punto sulla vera utilità della filosofia come pratica, come apertura ad una possibilità, o più possibilità, a più strade:</p>
<p>-quando queste portano verso di noi l&#8217;eco futuro di avvenimenti già accaduti ma mai letti nella loro verità: se è vero, e io credo lo sia come dice Agamben in un suo saggio, che il &#8220;Contemporaneo è colui che riceve in pieno viso il fascio di tenebra che proviene dal suo tempo&#8221;, allora sarà pur vero che la domanda filosofica sia questa stessa immersione in una oscurità che noi stessi abbiamo creato e di cui noi stessi dobbiamo cibarci attraverso la domanda, filosofica, se vogliamo vivere pienamente la vita con le sue contraddizioni e le sue soluzioni</p>
<p>-quando essa possa inaugurare un diverso ascolto dell&#8217;uomo e del mondo</p>
<p>-quando essa possa riscoprire un diverso sguardo sul mondo e sull&#8217;uomo</p>
<p>-come altro evento dotato di eventualità che fino ad oggi sono state &#8220;accademicamente&#8221; rimosse</p>
<p>-come discorso che provoca un dialogo altro rispetto agli &#8220;attori&#8221; del tessuto sociale che lo forma: dialogare con gli altri umilmente, in ascolto secondo una pratica che voglia dirsi e sia finalemente filosofica</p>
<p>-per cui, infine, sia essa una vera possibilità di dare forma nuova all&#8217;ascolto che dobbiamo ad un mondo-noi, che spesso tutti danno per scontato</p>
<p>-per cui si possa dire che forse anche in questo ambito è percorribile una strada &#8220;politica&#8221; di costruzione del dialogo nello spazio della città-polis: rinnovata da rapporti diversi, per ascolti, proiezioni, confronti</p>
<p>soprattutto ascolti</p>
<p>Manuel Cecchinato</p>
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		<title>Di: Moreno Montanari</title>
		<link>http://www.pratichefilosofiche.com/articoli/2008/04/30/un-riflessione-sulle-pratiche-filosofiche/comment-page-1/#comment-29878</link>
		<dc:creator>Moreno Montanari</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 May 2008 08:20:38 +0000</pubDate>
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		<description>Spendo anch&#039;io due parole per rivendicare il valore politico della consulenza filosofica.
Credere che la consulenza filosofica si esaurisca in uno sguardo ed un&#039;attenzione esclusivamente rivolti all&#039;interno e sia pertanto un processo impolitico per &quot;anime belle&quot; avulse dal contesto storico, sociale e politico nel quale si vive è davvero miope. Innanzitutto perché la consulenza filosofica nasce proprio dall&#039;esigenza di rilanciare un pensiero critico rispetto a quegli abiti, concettuali e comportamentali, il cui dominio è dato proprio dalla loro acritica accettazione e dal convincimento della loro insuperabilità. Mettere in discussione tutto questo, soppesare quanto di ciò che pensiamo, desideriamo, facciamo, sia autenticamente nostro e quanto invece sia eterogeneamente indotto, è un primo gesto di decostruzione dei paradigmi dominanti con i quali si è soliti inquadrare le cose, senza il quale, credo, difficilemente si possono muovere altri passi. 
Non meno importante è, a parer mio, il modo in cui ci si muove in questa direzione, sia per quanto scritto da Neri qui sopra, sia per la scelta della consulenza filosofica di non appiattire la complessità dei fenomeni con i quali ci rapportiamo, e dei sentimenti e dei pensieri che ci legano ad essi, sul piano della mera soggettività di chi li vive ma di tenere ben presente le ragioni sociali, politiche e culturali nelle quali ogni vita s&#039;inserisce e senza le quali non può essere compresa appieno, proprio perché non siamo né anime belle né semplici repplicanti di dinamiche familiari interiorizzate da piccoli e ripetute coattivamente da grandi.
Da ultimo, la consulenza filosofica, in quest&#039;epoca di scomparsa dei fatti e primato delle interpretazioni, accetta la sfida, senz&#039;altro ardita e impopolare, di promuovere
una riflessione sulla verità che invita a trascendere il proprio punto di vista in favore di un confronto aperto e intellettualmente onesto sulla sostenibilità del punto di vista di altri senza aver fretta di concludere che a regnare sia il relativismo ma chiedendo ragione delle proprie affermazioni e delle proprie pratiche, il che richiede innazitutto disponibilità a rimettersi in discussione e ad ascoltare e accogliere il punto di vista dell&#039;altro rinunciando a fare del proprio, o del senso comune, il perno di ogni valutazione.
In un epoca di autoreferenzialità e atomismo sociale, non mi sembra poco.
Moreno Montanari</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Spendo anch&#8217;io due parole per rivendicare il valore politico della consulenza filosofica.<br />
Credere che la consulenza filosofica si esaurisca in uno sguardo ed un&#8217;attenzione esclusivamente rivolti all&#8217;interno e sia pertanto un processo impolitico per &#8220;anime belle&#8221; avulse dal contesto storico, sociale e politico nel quale si vive è davvero miope. Innanzitutto perché la consulenza filosofica nasce proprio dall&#8217;esigenza di rilanciare un pensiero critico rispetto a quegli abiti, concettuali e comportamentali, il cui dominio è dato proprio dalla loro acritica accettazione e dal convincimento della loro insuperabilità. Mettere in discussione tutto questo, soppesare quanto di ciò che pensiamo, desideriamo, facciamo, sia autenticamente nostro e quanto invece sia eterogeneamente indotto, è un primo gesto di decostruzione dei paradigmi dominanti con i quali si è soliti inquadrare le cose, senza il quale, credo, difficilemente si possono muovere altri passi.<br />
Non meno importante è, a parer mio, il modo in cui ci si muove in questa direzione, sia per quanto scritto da Neri qui sopra, sia per la scelta della consulenza filosofica di non appiattire la complessità dei fenomeni con i quali ci rapportiamo, e dei sentimenti e dei pensieri che ci legano ad essi, sul piano della mera soggettività di chi li vive ma di tenere ben presente le ragioni sociali, politiche e culturali nelle quali ogni vita s&#8217;inserisce e senza le quali non può essere compresa appieno, proprio perché non siamo né anime belle né semplici repplicanti di dinamiche familiari interiorizzate da piccoli e ripetute coattivamente da grandi.<br />
Da ultimo, la consulenza filosofica, in quest&#8217;epoca di scomparsa dei fatti e primato delle interpretazioni, accetta la sfida, senz&#8217;altro ardita e impopolare, di promuovere<br />
una riflessione sulla verità che invita a trascendere il proprio punto di vista in favore di un confronto aperto e intellettualmente onesto sulla sostenibilità del punto di vista di altri senza aver fretta di concludere che a regnare sia il relativismo ma chiedendo ragione delle proprie affermazioni e delle proprie pratiche, il che richiede innazitutto disponibilità a rimettersi in discussione e ad ascoltare e accogliere il punto di vista dell&#8217;altro rinunciando a fare del proprio, o del senso comune, il perno di ogni valutazione.<br />
In un epoca di autoreferenzialità e atomismo sociale, non mi sembra poco.<br />
Moreno Montanari</p>
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