Galimberti ospite di Augias

“Questo libro, Il segreto della domanda di Umberto Galimberti, in realtà non è che dia delle risposte, insinua dei dubbi, dà delle possibilità di rispondere in maniera diversa, senza luoghi comuni, a delle cose che troppo spesso diamo per scontato.”

Con questa frase Corrado Augias ha chiuso la puntata delle Storie di venerdì 11 aprile in cui Umberto Galimberti ha presentato il suo ultimo libro.
Per chi volesse vederla, la puntata è disponibile online sul sito di Rai.TV.

5 comments:

  1. Giovanni, 25. aprile 2008, 19:43

    Certo il libro è in qualche modo interessante, poiché appunto più che rispondere alle domande le sviscera, le problematizza, le contestualizza e tenta di renderle, pur non riuscendovi spesso, in qualche maniera universali.
    Ma io vorrei soffermarmi sulla prima parte del volume, quella in cui si parla del sacro. Mi rendo perfettamente conto che anche coloro che dovrebbero essere i custodi delle cose sacre (cose inteso in senso generico e non materiale) non si raccapezzano molto quando devono definire ciò che è sacro e ciò che non lo è, ciò che deve appartenere alla religione e ciò che vi è escluso, e nemmeno hanno ben chiari i concetti di base, per cui coloro che di professione non se ne occupano sono più che giustificati, ma il prof. Galimberti, nelle risposte alle prime due lettere in particolar modo, prende un clamoroso sfondone dando alla parola sacro il significato di “separato”. Non so da quale etimologia nasca questa definizione, ma la parola sacro (indoeuropea come giustamente ammette il prof. Galimberti), deriva dalla radice sanscrita sac o sak, che significa esattamente il contrario, cioè unito. Unito ovviamente alla divinità, come intendevano gli antichi latini quando lo contrapponevano a profano, dimostrando peraltro di non aver troppo chiaro il concetto di divinità. Sacro è anche e forse soprattutto, come avvalorato da seri studi di antropologia condotti da studiosi quali Levi Strauss e De Martino, ciò che attiene all’ordine delle cose. “Ogni cosa sacra deve essere al suo posto” dicono autorevoli pensatori indigeni di ogni parte del mondo. Questo non vuol dire che quel posto sia particolare e separato o distinto da qualche altro posto, (come potrebbe essere il tempio che custodisce le reliquie o i simboli della divinità) ma che ogni cosa messa al suo giusto posto diventa sacra, essendo sacro per eccellenza l’ordine universale.
    “Sacro è ciò che difende dal rischio del caos, dall’angoscia del nulla e perpetua un ordine antico e inviolabile”, dice il prof. Massenzio, ordinario di Storia delle Religioni all’Università Tor Vergata di Roma, e in questo ha perfettamente ragione, anche se nell’occidente moderno, in cui regna una libertà di pensiero che si può definire meglio come confusione dei pensieri, è difficile recuperare questi semplici concetti, comuni a tutte le tradizioni della terra. Altrove nel mondo, ove le dottrine tradizionali sono comprese e seguite in maniera seria, il termine profano non esiste, visto che tutto deve rientrare nell’ordine normale delle cose e quindi ogni aspetto della vita deve essere sacro o sacralizzato. Partendo da questo ribaltamento di significato poi è ovvio che tutti i ragionamenti conseguenti vadano in una certa direzione, basta solo usare correttamente la logica. Ma se sacro volesse dire separato non si spiegherebbe ad esempio il significato di religione (dal latino re-ligare e non, come vuole Galimberti per giustificare le sue asserzioni, re-legere) che è un sistema che si occupa del sacro e che significa appunto unione (unione sia degli uomini con Dio che degli uomini fra loro). Non si spiegherebbero neanche i sacramenti, che dovrebbero separare da… che cosa?, gli uomini che li ricevono. Come del resto il sacrificio (sacer-facere= rendere sacro) non è una separazione (da che?) ma invece un’azione atta ad obbedire alla divinità e quindi a rendere un qualcosa conforme all’ordine universale. Troppo spesso chiunque abbia la lingua parla di cose che non conosce, soprattutto queste che sono fra le più incomprese del nostro mondo, in omaggio ad una libertà di espressione che è fra i concetti più deleteri che siano mai stati inventati, poiché riduce qualunque verità, anche la più evidente, al mero rango di opinione, ma che lo faccia anche una persona seria come Galimberti è francamente deludente.

     
  2. little wing, 6. maggio 2008, 20:41

    Penso che il prof. Galimberti non abbia sicuramente bisogno della mia difesa e credo che tu non abbia letto “orme del sacro” dove il concetto di separazione è ampiamente spiegato .

     
  3. Alessandra Jacomuzzi, 7. maggio 2008, 10:29

    A questo proposito segnalo l’incontro del 14/05 con Galimberti a Milano su “Il sacro e la follia”.

     
  4. Paola, 13. ottobre 2008, 17:14

    Sono perfettamente d’accordo con Giovanni

     
  5. Manu, 23. ottobre 2008, 12:52

    Da Dizionario Etimologico Devoto , 1965 Le Monnier
    ” sacro ” dalla radice SAK propria delle aree italica,ittita, germanica sett. e tocaria per indicare ” ciò da cui si deve stare lontani perchè sacro cui si oppone nelle aree grega e indiana la rad. TYEG(gr. sebo “venero”)

     

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