Leggendo e correggendo libri
In prossimità della chiusura di un libro la redazione si carica di un’atmosfera tra l’isterico e l’eccitato che di solito ti porta a odiare quelle pagine che giorno dopo giorno hai letto e riletto, corretto e ricorretto. Consegnati i file allo stampatore l’unica cosa che vuoi fare è buttar via le bozze e non riaprirle mai più; un po’ perché quel libro ormai lo conosci come l’avessi scritto tu, e un po’ perché nonostante tutti noi aspiriamo alla perfezione, il libro perfetto non è ancora stato pubblicato (o almeno così credo) e vedere il refuso scappato, il righino che stona nella grafica della pagina quando ormai la stampa è partita non è mai una sensazione gratificante.
In questi giorni, però, mi è capitata una cosa alquanto strana. Nell’ultima tornata di libri chiusi prima di Natale ce n’era uno sul quale abbiamo lavorato alacramente, che ho letto e riletto in ufficio, in treno e a casa. Insomma, il candidato migliore a sparire dalla mia testa subito dopo la consegna…
Contro ogni pronostico invece nelle vacanze mi è venuta voglia di andare a rileggermi una pagina particolarmente divertente. Credo che non ci sia altro da aggiungere se non che dovete correre a comprarlo non appena esce (il 24 gennaio) .
Dimenticavo…ecco il titolo: Guida filosofica alla sopravvivenza (dell’uomo contemporaneo) e l’autore Davide Miccione. L’editore credo non sia il caso di specificarlo…la collana invece sì, si tratta di Giochi di parole.
Un ringraziamento particolare va all’autore, Davide Miccione, che è impazzito con noi per chiudere il libro nei tempi previsti.
E ora un piccolo assaggio:
La schizofrenia ideale dell’Occidente è perfettamente incarnata in questo aneddoto, letto non ricordo dove. Un peraltro stimabile filosofo morale tedesco dimentica la sua valigetta nel locale casino. La riportano al Rettore che riceve nel suo ufficio il Professore mostrando la sua perplessa sorpresa nell’apprendere che un filosofo morale frequenti un bordello. In quel momento il nostro filosofo avrebbe avuto diverse possibilità. Poteva appellarsi alla debolezza della carne, magari inventarsi una moglie poco interessata ai piaceri dell’alcova per ottenere una maschile solidarietà. Oppure poteva far notare al rettore che nella prostituzione non vi è nulla di immorale, o ancora che è immorale per una donna esercitarla ma non per un uomo fruirne (idea non molto sensata ma che più o meno consapevolmente credo frulli nella testa di molti maschietti). Sceglie invece una terza strada dando vita a un motto arguto che ci permette di conoscere questo aneddoto ma che cade come pietra tombale sulle aspirazioni antischizofreniche della filosofia: “i filosofi morali – ci dice più o meno – sono come i segnali stradali, cioè indicano la via da seguire. Si è mai visto un segnale seguire la via che indica?”.


Sarebbe forse ora che i filosofi morali escano dal bordello e percorrano la loro strada…
Mi verrebbe da pensare: ma il segnale allora chi lo ha messo lì? Dio? un uomo “non filosofo”? un operaio addetto alla manutenzione della “strada”, o cammino che dir si voglia, della vita e della sua percorribilità, il quale, saggiamente forse, manovra, dietro ordini dall’alto, il filosofo stesso?
(chi ha messo l’ questo segnale? mistero dell’essitenza per chi osserva il segnale! per il segnale stesso il mistero non si dà: esso esiste fuori di se stesso ed è pago questa sua estaticità, peraltro poco estatica…)
interessante poter pensare che il filosofo di fronte alle magagne della vita spesso voglia togliersi d’impiccio delegando il suo status ad una segnaletica molto “mundana”
è questo un vizio di molti intellettuali, credo…
in fondo quante volte sono essi stessi ospiti non certo imbarazzati di luoghi equivoci legati alla tv, ad esempio, o giornali per dire cose molto vane, in cui spesso stanno, indugiano: nel mezzo di quel cammino, che sarebbe la vita, come pura segnaletica, perlatro da evitare per chi si immagina la filosofia come pratica
grazie Miccione per l’arguto aneddoto
penso quindi che quella che viene nominata come schizofrenia ideale sia ormai molto reale: essa ha dato forma e carne ai mostri interiori di molti umani, e questi fantasmi sono assidui ospiti del nostro mondo
Manuel