Neri Pollastri: a proposito de “Il business del pensiero”
C’è qualcosa di strano nella polemica sollevata da Alessandro Dal Lago con il suo libro Il business del pensiero (manifestolibri, Roma, 2007). C’è qualcosa di strano nella posizione presa da Dal Lago, e ancor più nella eco che essa sta avendo su giornali.
Dal Lago aveva già avuto modo di esprimere le sue idee sul numero 333 di Aut Aut, all’inizio dell’anno; in quell’occasione, correttamente, la redazione della rivista aveva voluto accostare al suo intervento una risposta da parte di chi nell’universo delle pratiche si muove da tempo. Fui contattato io stesso e segnalai come le critiche del noto sociologo – pur avendo radici più che ragionevoli – fossero nel contenuto assai disinformate e non tenessero conto né di cosa sia realmente la consulenza filosofica, né delle risposte che l’ormai lunga tradizione di questa materia ha già da tempo dato a gran parte di esse.
Dal Lago sembra non aver voluto tener conto delle osservazioni che gli furono rivolte, e ha in fretta e furia scritto una sorta di instant book che è altrettanto disinformato e che fa leva in modo molto demagogico sulle molte banalità che si leggono qua e là sulla materia per ribadire i suoi pregiudizi. Che poi – spiace dirlo all’indirizzo di un intellettuale critico nei confronti degli apparati – sono le medesime di tutti coloro che temono l’affermarsi di un modo diverso di fare filosofia perché si riconoscono in quello istituzionalizzato dentro le Università (e sono anche personalmente avvantaggiati dal fare parte integrante di tali istituzioni).
Questo tipo di prese di posizioni critiche (non nuove, perché sui quotidiani se ne erano viste già numerose altre) creano socialmente e culturalmente due tipi di problemi: fanno un pessimo servizio al pubblico, perché non informano sul fenomeno della consulenza – che, non c’è ragione di nasconderlo, è controverso – e non aiutano minimamente a una sua valutazione critica neppure sul piano filosofico. Che valore può avere infatti un lavoro critico che non affronta nessuno degli autori e dei testi che hanno più seriamente provato a “fondare” l’attività di consulenza (Achenbach, Lahav, Ruschmann, Lindseth), ma si limita a pescare a caso (citando anche personaggi che con l’universo della consulenza non c’entrano affatto) e a estrapolare, interpretando con faziosità, annunci di incontri e brani di siti Internet? E che dire della polemica sollevata sulla consulenza in azienda? È al corrente Dal Lago del fatto che oggi in Italia questo tipo di consulenza è praticato pochissimo, con modalità sperimentali e soprattutto per capire proprio come la filosofia può essere praticata in quegli ambienti senza mettersi “al servizio” e senza snaturare il suo carattere critico e “rivoluzionario”?
Ora, la cosa particolarmente inquietante è il fatto che il libro di Dal Lago, invece di essere considerato (come avvenuto nell’universo delle pratiche filosofiche) semplicemente un pessimo lavoro (a proposito: a voler assumere lo stesso atteggiamento demagogico praticato in quel libro, se ne potrebbe concludere che tutta la sociologia non è altro che un inganno prezzolato, visto che i diritti d’autore alla fine chi scrive li intasca…), sta ricevendo un’attenzione che, guarda un po’, non è spettata a lavori seri e fondativi sulla materia – l’ultimo caso è il mio Consulente filosofico cercasi, che non ha finora ricevuto recensioni su giornali nazionali, benché sia uscito un mese prima di quello di Dal Lago. Non sorprenderà, di conseguenza, che chi ha scritto su Dal Lago abbia mostrato di saperne anche meno di lui: Bruno Accarino, ad esempio, su il manifesto parla di una “vocazione pedagogica” (sic! Non si ha a che fare con bambini!) della consulenza filosofica, senza sapere dunque che nella letteratura specifica si prende da sempre posizione contro questa possibile interpretazione della pratica…
In conclusione: come si spiega questa micidiale confusione, questa alzata di scudi pregiudiziale, questo “venticello calunnioso” che spira senza nessuna brezza informativa? Forse una spiegazione sta in quel che scrivevo nel mio libro già citato: nell’interesse di chi ha potere e cerca di utilizzarlo per conservarlo. E questa osservazione valga anche per confutare una delle critiche più forti che Dal Lago solleva contro la consulenza filosofica – l’aver fatto scomparire la politica. La filosofia è sempre politica e lo è anche in questo caso, ma evidentemente ciò che essa esprime è talmente critico verso tutto ciò che è “istituito” da non essere gradito neppure a chi si sente “istituzionalmente” investito di responsabilità politica.
- Neri Pollastri


Condivido al 100%. Anche scrivere libri in condizione di quasi totale disinformazione si può fare, basta avere una posizione (privilegiata) che ti permetta di farlo. Bella forza il Dal Lago.
massimo fontana
Caro Neri Pollastri, lei ha probabilmente ragione, ma attenzione agli argomenti che usa perché “vocazione pedagogica” non significa “vocazione educativa rivolta ai bambini”, ma semplicemente “formativa”; se poi questo Accarino ha spiegato nel suo articolo che la consulenza è rivolta ai bambini lei ha ragione, ma ha contestato questa tesi in modo troppo sintetico e riduttivo.
L’”arrocco teoretico” delle Università e dei pensatori di professione cerca il contrasto con ciò che di nuovo può proporre la consulenza filosofica.
Sono responsabile della formazione e formatore in una grande realtà aziendale, dove ho messo in atto i concetti della consulenza filosofica (o della filosofia tout court) con ottimi e provati risultati.
Ho discusso la mia tesi sul tema della consulenza filosofica, trovandomi di fronte un uditorio scettico anche dei risultati concreti.
Non c’è da stupirsi per questi articoli.
Come diceva Voltaire andiamo nell’orto a lavorare, cercando di fare il meglio di noi stessi.
la personalita’,lo sviluppo precipuo di ogni essere umano,e’ fondato sulla relazione e cioe’ racconto , mostro, cosa intendo per vita a te che vieni dopo di me .la speranza che pongo in questo atto e’ la possibilita’ che tu possa essere costruttore dell’ “essere umano” e non semplice abitatore,integrato e non assimilato.voglio comporre con te questa costruzione,”syn ballein”.la riflessione continua su questo rapporto credo sia il senso della filosofia.il suffisso” tera”significa meraviglia,cosa meravigliosa,-”peu” viene da “poiesis”che significa fare,creare,-”outikos”dovrebbe essere: capace di…quindi terapeutico dovrebbe essere tutto cio che desta meraviglia,capace di fare una cosa meravigliosa.mi permetto di consigliare ,a chi vuole,di cercare il senso etimologico delle parole,vi racconteranno un pezzo del nostro”essere umani”.ciao a tutti