Francesca Rigotti a Milano il 25 marzo
Francesca Rigotti parlerà, il 25 marzo, allo SpazioIdea di via Lanzone 36 a Milano, dalle 11 alle 13, di “Res cogitantes”. Il tema è uno sviluppo di quello già affrontato nel suo libro La filosofia delle piccole cose, pubblicato nel 2004, e ulteriormente articolato nel libro che ha appena terminato di scrivere, e che sarà pubblicato da Apogeo a maggio di quest’anno, con il titolo Il pensiero delle cose.
Come “aperitivo” all’incontro, una citazione dal testo di apertura del suo nuovo libro:
È il pensiero delle cose, come recita il titolo, un genitivo soggettivo o oggettivo, prima di tutto? Con questa espressione è da intendersi il nostro pensiero sulle cose (noi pensiamo le cose, genitivo oggettivo), soluzione che parrebbe la più ovvia, o davvero il pensiero esercitato dalle cose (le cose pensano, genitivo soggettivo)? Entrambe le cose, appunto. Intendiamo con il pensiero delle cose noi che pensiamo alle cose, certo, ma anche e soprattutto il pensiero che alle cose pertiene. Le cose pensano, dunque. Per afferrare questa che per ora pare niente più che una congettura, si potrà forse partire dall’idea, più o meno accettata, per lo meno dal nostro linguaggio, che le cose parlino. Dice infatti la lingua latina res ipsa loquitur: le cose, i fatti, parlano da sé. La cosa parla quando si manifesta palesemente in tutta la sua insopprimibile evidenza: così è, così stanno le cose e non potrebbe essere altrimenti.
Acquisito – o quasi – che le cose parlano, possiamo però altrettanto facilmente asserire che le cose pensano? Pensa la cosa, cogitat res? Diciamo prima di tutto che la res che cogitat non è la res cogitans, ovvero, cartesianamente, la sostanza pensante, il mondo del soggetto, la coscienza umana che pensa la materia e i processi della natura, definiti, sempre in linguaggio cartesiano, la res extensa, il mondo dell’oggetto, la realtà esterna al pensiero nel suo carattere omogeneo percepibile in un solo atto di intuizione. Con “il pensiero delle cose”, con l’espressione res ipsa cogitat, intendiamo, letteralmente, la cosa che pensa, l’oggetto pensante, la fusione in un unico tessuto connettivo di soggetto e oggetto, di mente e mondo, coscienza e cosa. Fusione che non è e non vuole essere confusione, ma nemmeno vuole accettare per data la consueta contrapposizione che se ne fa, come se soggetto e oggetto, coscienza e cosa, fossero due dirimpettai che si osservano senza sfiorarsi.
Le “cose” di cui Francesca Rigotti si occupa non sono le più grandi, le più imponenti – monumenti, oggetti preziosi o i prodotti delle tecnologie più avanzate – ma le piccole, quelle più comuni, dalla porta alla sedia, dalle scarpe alla piega. Nella sua introduzione al volume Le piccole cose. Interstizi e teoria della vita quotidiana (Guerini, Milano, 2004) Giovanni Gasparini, sociologo il cui lavoro ha molte affinità con quello di Francesca Rigotti, scrive:
Piccole cose: cose trascurate o trascurabili per la loro presunta insignificanza e banalità, per la loro piccolezza appunto. Bagattelle, inezie, quisquilie, sciocchezze, minuzie, baggianate… E invece no. Il senso di piccolo da cui si vorrebbe partire e su cui si intende qui puntare l’attenzione non corrisponde alle accezioni di “meschino, misero, ristretto, angusto, secondario, irrilevante” ma rimanda piuttosto a quelle di “minuscolo, umile, dimesso, ordinario, quotidiano, familiare”. In questo senso, assumiamo che ciò che è piccolo ci è caro perché è domestico, addomesticato o addomesticabile e anche perché ci parla allusivamente – su piccola scala, appunto – di ciò che è grande, cioè importante e rilevante per noi, per la nostra vita immersa in una quotidianità apparentemente banale ma attraversata anche da relazioni, progetti e valori che ci premono e per questo sono grandi: essi lo sono individualmente per ciascun individuo e nello stesso tempo acquistano una valenza collettiva e condivisa, proiettando sul sociale la loro ombra.
Nello stesso testo, un po’ oltre, Gasparini sintetizza elegantemente il senso delle ricerche di Francesca Rigotti:
In questi ultimi anni, si segnala il singolare approccio di F. Rigotti, che sta portando avanti nei suoi ultimi lavori l’idea di una Filosofia delle piccole cose la quale si alimenta molto di letteratura (con la valorizzazione sistematica delle metafore e delle accezioni linguistiche dei termini) e di uno sguardo etno-antropologico sui “sistemi minimi”. Si tratta di un disegno che, partito dalla cucina e dalla preparazione dei cibi [La filosofia in cucina, Il Mulino, 1999], ha rivolto attenzione successivamente alla metafora del tèssere e ai legami tra filo del cucito e filo del pensiero [Il filo del pensiero, Il Mulino, 2002], approdando quindi all’analisi filosofico-simbolica di una serie di piccole cose della quotidianità (dal ferro da stiro al secchio dei rifiuti, dalla brocca al pane ai resti e agli avanzi), viste soprattutto nel loro legame con la condizione femminile [La filosofia delle piccole cose, Interlinea, 2004]. L’autrice rivaluta gli oggetti piccoli e dimessi della quotidianità: si tratta, essa nota, di sviluppare un metodo che si china ad ascoltare la voce delle piccole cose, “scrutando attentamente le parole che le descrivono, le metafore, le analogie e le immagini che le evocano” […]
Francesca Rigotti, che insegna all’Università della Svizzera Italiana, non solo scrive, ma parla in modo affascinante delle sue, e nostre, piccole cose, facendoci riprovare anche davanti a una porta o a una finestra quello stupore che è alla base della filosofia. Val la pena di ascoltarla. L’ingresso all’incontro del 25 marzo è libero, basta prenotarsi telefonicamente al 348-5543553. Via Lanzone a Milano è vicina alla fermata della MM2 di Sant’Ambrogio.
Come promemoria, potete scaricare qui l’invito in pdf.

