L’odio è antiquato

Gunther Anders
L’odio è antiquato
Bollati Boringhieri, Torino, 2006, pp. 86, Euro 9,00
Günther Anders (1902-1992) ha lasciato incompiuta una grande opera, tradotta in italiano per i tipi di Bollati Boringhieri con il titolo L’uomo è antiquato (in due volumi, nel 2003) e questo breve saggio, dal significativo titolo L’odio è antiquato doveva costituire un capitolo del terzo volume. Anders lo pubblicò in un volume collettaneo intitolato Hass. Die Macht eines unerwünschten Gefühls (L’odio. La forza di un sentimento indesiderato) presso l’editore tedesco Rowohlt e ora Bollati Boringhieri lo presenta nella sua recente collana “incipit”, a cura di Sergio Fabian, che vi ha aggiunto una significativa postfazione.
Un passo dalla pagina 36 dell’edizione italiana chiarisce in maniera molto efficace il senso generale della posizione di Anders: “Da un punto di vista storico-filosofico sarebbe ingenuo credere che l’uomo rimanga ‘emozionalmente costante’ … Le emozioni dipendono piuttosto dalle situazioni storiche esistenti, soprattutto dagli strumenti tecnici“. L’uomo è antiquato perché le sue emozioni sono rimaste quelle di un momento storico in cui la tecnica non aveva ancora ridefinito così potentemente il mondo. Così, gli atteggiamenti e le emozioni di due nostri progenitori che si affrontavano corpo a corpo, al più lanciandosi pietre o, in tempi più recenti, incrociando le spade, erano ben diversi da quelli che caratterizzano e animano qualcuno che punta un cannone destinato a colpire a distanza di chilometri oggetti e persone che per lui non avranno mai un volto, o peggio ancora qualcuno che può semplicemente premere un pulsante e lanciare un missile che finirà per distruggere tutto quello — e tutti quelli — che incontrerà a molte migliaia di chilometri, in un luogo di cui magari quell’uomo non ha mai sentito nemmeno il nome.
Come si fa a odiare persone di cui si ignora tutto, la cui esistenza perfino appare quasi puramente ipotetica? Non le si odia, in effetti: e chi fa una guerra in questo modo neppure combatte, al più svolge un lavoro. Anzi, non è più nemmeno un lavorare ma, dice Anders, un “semplice azionare”. “Le azioni determinanti di domani si svolgeranno come semplice attivazione di effetti che accadranno in seguito, in mondi lontanissimi dai disinseritori. Fin tanto che i disinseritori saranno ancora costituiti da uomini. giacché sovente (questo è per lo meno l’obiettivo, per non dire l’ideale) sono ormai degli strumenti ad azionare l’innesco degli strumenti bellici, strumenti di secondo livello con i quali noi poveri uomini obsolescenti o obsoleti … abbiamo ormai poco a che fare”.
Una delle molte condizioni paradossali della nostra epoca: odio e violenza hanno fatto da levatrice e da incubatore di tecnologie belliche sempre più potenti, al punto che oggi abbiamo strumenti di distruzione che si possono attivare senza bisogno di provare odio e senza sentirsi poi responsabili di una violenza che sembra solo un effetto mediatico, da vedere in tv come se fosse il prodotto delle azioni di qualcun altro.
Certo, se Anders fosse qui a sfogliare i giornali con noi in questi giorni vedrebbe sempre più confermata la sua diagnosi. Ma a sfogliare quegli stessi giornali dovrebbe prendere atto che, se anche è antiquato, l’odio è ancora ben vivo.

