Qui non c’è posto per la fortuna
Questa casa del saggio, stretta, senza abbellimenti, senza schiamazzo, senza suppellettili raffinate, non è custodita da portinai, che ripartiscono la folla con schizzinosità che può essere comprata, ma per questa soglia aperta e libera da portinai, la fortuna non passa. Sa che là non c’è posto per lei, dove non c’è niente di suo.
Seneca, Della costanza del saggio, 15,5, in Id. Dialoghi, vol. 1, a cura di Giovanni Viansino, Mondadori, 1988


Ridurre la vita, anzi, elevarla alle cose essenziali e necessarie: via i fronzoli, i capricci, gli inutili giochi e inganni del desiderio, le aspettative infondate, le sorprese, gli eccessi nel mangiare e nel bere, nel dormire e nel leggere disordinatamente, nel guardare spettacoli osceni o ascoltare discorsi sciocchi. Non sarebbe un bel guadagno? E quali sarebbero le cose essenziali e necassarie? Per molti, ahimè, proprio i fronzoli, gli inutili giochi e inganni del desiderio, le aspettative infondate, le sorprese, gli eccessi nel mangiare e nel bere, nel dormire e nel leggere disordinatamente, nel guardare spettacoli osceni o ascoltare discorso sciocchi. Quindi è possibile ingannarsi sulle cose essenziali e necessarie? Parrebbe proprio di sì, se tanti si ingannano. E io, m’inganno anch’io sulle cose essenziali e necessarie? Per niente; nondimeno preferisco le altre. Si può essere più masochisti?
il senso della vita ? …..procreare…..