Motivi del vivere
E il filosofo? Lui è affascinato, non tanto dalle singole storie (che comunque non “stanno in piedi” come storie se non hanno un minimo di interna “necessità”, come non convince una biografia incapace di portare alla luce le “ragioni” di una vita), ma dal fatto che essenziale che sta alla base di ogni vita personale: il fatto che una vita personale non è una successione di stati (come avviene in un qualunque ciclo naturale, si tratti di stati di un organismo o di stati di una macchina calcolatrice) ma una successione di atti, vale a dire di stati-di-cui-siamo-capaci-di-farci-carico, prendendo posizione nei loro confronti, assumendoli, rimuovendoli, conferendo loro un peso più o meno grande: insomma, facendoli o no diventare motivi del nostro ulteriore vivere.
Roberta De Monticelli, Nulla appare invano, Baldini Castoldi Dalai Editore, Milano, 2006, p. 139


Un atto che cos’è? Intanto non è una cosa; non è un oggetto materiale, solido, misurabile, con una sua forma, un suo peso, una sua sostanza…Eppure un atto, o meglio, una serie di atti possono creare o distruggere, modificare o alterare degli oggetti, siano manufatti o naturali; e ancor più può modificare relazioni, provocare gioia o dolore, commedie, farse o tragedie… Quindi ogni atto ha una sua concretezza, una sua causa e un suo effetto, una sua forza o una sua debolezza, un suo valore o un suo disvalore…Inoltre un atto, una volta compiuto è compiuto e non è più possibile abolirlo, cancellarlo, annullarlo, espungerlo dal novero degli atti attuati… Lo si può dimenticare, è vero, ma non per questo l’atto commesso finisce nel nulla, tanto è vero che, pur dimenticato dal suo autore può essere ricordato da altri soggetti, così nel bene come nel male. E questo avviene perché un atto, una volta attuato, è attuato per sempre e, in questo senso, è più solido di una pietra, o, magari, di una montagna…Eppure gli atti sembrano così immateriali! Quanti atti si compiono con leggerezza e senza quasi pensarci che poi diventano pesanti come macigni! Forse è il caso di riflettere prima di agire, o di agire riflettendo, anche in considerazione del fatto che anche il pensiero si attua pensando, e che meglio si pensa meglio si agisce. Così parlò chi si pentì di aver sempre agito prima di aver pensato.
E di aver sempre pensato dopo aver agito.