L’orizzonte della filosofia

[…] l’agire filosofico […] tende a mettere in discussione gran parte delle conoscenze consolidate, non agisce finalisticamente e non mira a “risolvere” i problemi, bensì ad allargarne a dismisura il numero. Confondere quindi, anche terminologicamente, l’orizzonte della filosofia con quello della terapia e finanche con quello dell’aiuto, può avere conseguenze piuttosto spiacevoli: può far scivolare il filosofo su un piano che non gli compete, trasformandolo in uno psicoterapeuta sotto mentite spoglie (e, spesso, senza neppure la preparazione necessaria); può disperdere la reale e originale potenzialità della filosofia nel campo della considerazione dei problemi degli individui e della loro vita; può annullare la capacità di ri-orientare il pensiero e l’agire che la riflessione filosofica porta con sé come sua assoluta specificità; può, infine, privare gli individui e la società di quella che è forse oggi rimasta l’unica branca del sapere svincolata dallo strabordante e acritico dominio del produrre, del finalizzare e della tecnica.

Neri Pollastri, Il pensiero e la vita, Apogeo, Milano, 2004, p. 124

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