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	<title>Commenti a: Destino e libertà</title>
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		<title>Di: Fulvio sguerso</title>
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		<dc:creator>Fulvio sguerso</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Jan 2011 23:54:41 +0000</pubDate>
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		<description>Che la nostra libertà sia relativa e non assoluta, condizionata da fattori indipendenti dalla nostra volontà come il luogo e il tempo della nascita, il DNA trasmessoci dai genitori, il contesto sociale, economico, linguistico e culturale in cui siamo venuti al mondo, non lo si può mettere in dubbio. Ma la concezione stoica del fato nega che ci sia anche una libertà condizionata e limitata dalla situazione e dal contesto in cui ci troviamo a vivere e a compiere le nostre scelte (apparenti). Se tutto è già scritto, o meglio &quot;detto&quot; (fatum, da for, faris, fatus sum, fari), che cosa possiamo veramente scegliere? Eppure abbiamo l&#039;illusione di essere noi gli artefici del nostro destino. Pura illusione o possibilità effettiva? Possiamo scegliere, per esempio,  come e quando morire? Certamente sì, ma solo nel caso in cui decidessimo di suicidarci. Altrimenti sarà il caso (o il destino) a scegliere per noi. Dunque che faremo? Ci abbandoneremo al caso? Alla forza di gravità? Alla Provvidenza se siamo credenti? In ogni caso, prima o poi, dovremo abbandonare noi stessi alla nostra morte (o sorte), che ci segue dalla nascita. Per questo è bene prepararsi per tempo. Allora qualcosa possiamo scegliere? Sì, come preparaci. A cosa? A morire. Non sarebbe meglio prepararsi a vivere? E&#039; quello che già facciamo vivendo. Volenti o nolenti, come il cane legato al carro del destino.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Che la nostra libertà sia relativa e non assoluta, condizionata da fattori indipendenti dalla nostra volontà come il luogo e il tempo della nascita, il DNA trasmessoci dai genitori, il contesto sociale, economico, linguistico e culturale in cui siamo venuti al mondo, non lo si può mettere in dubbio. Ma la concezione stoica del fato nega che ci sia anche una libertà condizionata e limitata dalla situazione e dal contesto in cui ci troviamo a vivere e a compiere le nostre scelte (apparenti). Se tutto è già scritto, o meglio &#8220;detto&#8221; (fatum, da for, faris, fatus sum, fari), che cosa possiamo veramente scegliere? Eppure abbiamo l&#8217;illusione di essere noi gli artefici del nostro destino. Pura illusione o possibilità effettiva? Possiamo scegliere, per esempio,  come e quando morire? Certamente sì, ma solo nel caso in cui decidessimo di suicidarci. Altrimenti sarà il caso (o il destino) a scegliere per noi. Dunque che faremo? Ci abbandoneremo al caso? Alla forza di gravità? Alla Provvidenza se siamo credenti? In ogni caso, prima o poi, dovremo abbandonare noi stessi alla nostra morte (o sorte), che ci segue dalla nascita. Per questo è bene prepararsi per tempo. Allora qualcosa possiamo scegliere? Sì, come preparaci. A cosa? A morire. Non sarebbe meglio prepararsi a vivere? E&#8217; quello che già facciamo vivendo. Volenti o nolenti, come il cane legato al carro del destino.</p>
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