Piaceri degni di scelta
[il motivo per cui i piaceri del corpo appaiono più degni di scelta di altri è] prima di tutto, dunque, perché [il piacere] scacciano il dolore, ed è a causa degli eccessi del dolore che gli uomini perseguono, quasi fosse un rimedio, il piacere eccessivo e, in generale, quello del corpo. Queste “cure” diventano dunque intense e proprio per questo gli uomini le ricercano, per il fatto che hanno tutta l’apparenza di essere il contrario del contrario. È dunque opinione diffusa che il piacere non sia una cosa buona per questi due motivi, come è stato detto: sia perché alcuni piaceri sono azioni proprie di una natura cattiva (o per nascita, come nel caso di una bestia, o per abitudine, come [i piaceri] degli uomini viziosi) sia perché altri sono curativi di ciò che manca, ed è meglio trovarsi nello stato naturale che pervenirvi; ma questi piaceri si hanno quando gli uomini sono in via di reintegrare lo stato di perfezione: dunque sono buoni per accidente.
Aristotele, Etica nicomachea, VII, 15, 1154a, in Id., Etiche, a cura di Lucia Caiani, UTET, Torino, 1996, p. 401


non so se leggerai mai il mio commento, visto la data di pubblicazione, ma ciò che è scritto qui, è cio che pssso io ogni momento, e non capisco cosa devo fare, ho 20 anni, alla fine ho una vita molto bella, ma con qualche cosa che non va…e non capisco che cosa devo fare…
Caro Damiano (scusa la confidenza che mi prendo dandoti del tu, ma, sai, sono un anziano prof. di Lettere, e credo di potermelo permettere), frequento saltuariamente questo sito e ho letto oggi il tuo commento. Provo a risponderti, ovviamente senza la pretese di consigliare o insegnare alcunché. ma solo come interlocutore in un possibile dialogo a distanza. Tu ti stai chiedendo perché, pur avendo una vita molto bella, ti senti insoddisfatto, perché ti manca qualcosa, ma non sai dire che cosa. In altri termini ti stai chiedendo che cosa manca alla tua vita per essere “perfetta”; quindi ti chiedi che cosa devi “fare” per raggiungere la perfezione; naturalmente la perfezione possibile per un essere umano, o meglio, per quel tale determinato essere umano che tu sei. Bene – e su questo mi sento di essere assertivo senza timore di sbagliare – nessuno al mondo, al di fuori di te stesso, te lo potrà mai dire: nessuno, può conoscerti meglio di quanto tu stesso ti conosci, pur nei limiti della tua autocoscienza. Eh sì, io credo che sis la questione dei limiti a renderti insoddisfatto e inquieto: se i piaceri si esauriscono in fretta lasciandomi insoddisfatto, e quindi bisognoso di nuovi piaceri che mi lasceranno insoddisfatto, e così via, quando mai potrò dire di essere, o sentirmi, veramente felice? Questa, più o meno, mi pare che sia la tua “domanda esistenziale”. In altre parole ti stai chiedendo qual è il senso della tua vita, cioè il fine e il significato del tuo esserci, e anche quale può essere il modo migliore del tuo “eesere” o “abitare” nel mondo. Il fatto stesso che tu te lo stia chiedendo significa che non l’hai ancora raggiunto, il tuo modo migliore di abitare il mondo, e il fatto che tu ne abbia coscienza, è la premessa necessaria perché tu possa raggiungerlo. Attenzione; nessuno può garantire che tu lo ragginga effettivamente, ma se tu non te lo proponessi nemmeno, di sicuro non lo raggiungerai mai. A meno che il tuo “modo migliore di abitare il mondo” sia quello di non poerti il problema. Ma abbiamo visto che così non è. Coraggio dunque, continua a chiederti che cosa devi, e forse anche che cosa puoi fare per realizzare al meglio le tue possibilità.
Un saluto da un vecchio prof.
Nessun segno o cenno è più venuto dal giovane Damiano. Chissà se ha poi letto questo forse vano e velleitario tentativo di rispondere ai suoi dubbi esistenziali. Non lo sapremo mai?
Solo Damiano medesimo può rispondere (ammesso e non concesso che visiti ancora per caso questo sito, e che gli venga l’uzzolo di rispondere a un vecchio prof senza più allievi).