Cos’è la consulenza filosofica?

La consulenza filosofica nasce all’inizio degli anni ‘80 in Germania, grazie agli studi condotti dal filosofo tedesco Achenbach, il quale fu il primo ad aprirsi al mondo del “filosofo professionista”. Sin dalla sua origine questa attività non aveva un orientamento terapeutico, ma si configurava come un dialogo filosofico, avente l’obiettivo, non di risolvere problemi, ma semplicemente “offrire strumenti che possano aiutare i consultanti a riesaminare criticamente le loro visioni del mondo e a rivederle”1.

Per Lahav (uno dei principali teorici della consulenza filosofica) “la CF è una discussione filosofica con le emozioni, i desideri, il comportamento, le aspettative, o più in generale il modo di vivere di un individuo”2 in grado di accompagnarlo verso una comprensione più ampia e profonda del proprio Io. Essa si applica ogni qual volta ci si trova di fronte a dei dilemmi personali e morali, si sta attraversando un momento complicato o un cambiamento importante (e perchè no, anche banale) della vita. Può essere una strada percorribile per raggiungere i propri obiettivi e per allontanarsi da ciò che provoca disagio, in modo da vivere in maniera più serena e tranquilla.

A differenza della psicoterapia, nella CF il consulente e il suo “ospite” si trovano in una posizione paritaria, in modo che anche il consulente stesso possa mettere alla prova le proprie idee, teorie e visioni del mondo. Inoltre è sempre più lontana da concetti come “guarigione”, “malattia” e “terapia”, in quanto non ha la presunzione di avere conoscenze o finalità di tipo medico, ma si propone di “esplorare la voce che ci chiede di cercare orizzonti di vita e di realtà”3 e quindi di volgere verso la saggezza.

Nonostante la consulenza da parte di un filosofo sia ormai pratica diffusa in tutto il mondo, nel nostro paese ci sono ancora grandi lacune attorno ad essa. È un’attività che viene ancora considerata “un’applicazione della filosofia, una professione d’aiuto geneticamente derivata dalle psicoterapie […] legata univocamente al principio, deontologico e metodologico, di dare una risposta al bisogno del committente (l’ospite o consultante) di risolvere quei problemi che lo conducono nello studio del filosofo.”4

Tale fraintendimento nasce proprio dalla mancata attenzione e dalla scarsa comprensione dei principi basilari di questa disciplina. Il fondatore, Achenbach, sostiene che “la filosofia non viene applicata come se i problemi dell’ospite potessero venire trattati con Platone, con Hegel, o con qualche altro. […] C’è forse qualcuno che va dal dottore quando è malato, per ascoltare una lezione di medicina? Allo stesso modo, anche l’ospite della consulenza filosofica non verrà addottrinato, non gli verranno cioè date in pasto parole intelligenti, nè gli verranno servite teorie”.5 È proprio questo il motivo per il quale non può essere considerata una mera applicazione, ma una vera e propria “pratica” della filosofia.

Credo che sia importante far conoscere a tutti le potenzialità che un’attività come questa ha da offrirci per alleggerire la vita quotidiana, senza usare interventi “invasivi”, ma semplicemente attraverso il dialogo e la comprensione di sè.

1 “Comprendere la vita”, Ran Lahav, Apogeo, 2004

2 “Comprendere la vita”, Ran Lahav, Apogeo, 2004

3 “Oltre la filosofia”, Ran Lahav, Apogeo, prossima uscita

4 Articolo “Prospettive politiche della pratica filosofica” di Neri Pollastri, http://www.humana-mente.it/Neri%20Pollastri%20-%20Settimo%20Numero.pdf

5 “La consulenza filosofica”, Gerd B.Achenbach, Apogeo, 2004